È stata inaugurata sabato 17 gennaio, alla presenza dell’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini, la mostra Ribelli per amore – Sacerdoti nei Lager nazisti e nella Resistenza rhodense. L’esposizione è allestita all’Official Point di piazza San Vittore 14, dove resterà aperta fino al 31 gennaio: dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13, il sabato e la domenica dalle 16 alle 18. La presentazione al pubblico è stata preceduta da un convegno ospitato al Tourist Infopoint.
L’incontro, introdotto e moderato da Paola Cupetti, ha visto gli interventi della curatrice Carmen Meloni; di Guido Lorenzetti, figlio di Andrea Lorenzetti, vicesegretario del Partito Socialista clandestino durante la Resistenza; e del sindaco Andrea Orlandi. In sala anche il vicesindaco Maria Rita Vergani, l’assessore Nicola Violante e la consigliera comunale Clelia La Palomenta.
Nel suo intervento Carmen Meloni ha ricostruito le ragioni profonde che spinsero quei sacerdoti alla scelta della ribellione: «La motivazione principale di questi sacerdoti nasceva dal credo religioso e dalla volontà di mettere in atto una forma vera di ribellione. Fecero anche loro una scelta di tipo politico, perché non prevalesse il non umano sull’umano. Anche a loro, come a tutti gli oppositori politici, venne assegnato nei campi nazisti un triangolo rosso e nel Lager di Dachau venne riservata la baracca 26, lì tutti furono costretti ai lavori forzati e a umiliazioni feroci. La memoria oggi appare più che mai necessaria, perché è un baluardo contro il rischio del dilagare di falsi miti e falsi profeti che puntano a distruggere la libertà dell’uomo. Come scriveva Bertold Brecht, il ventre del mostro è ancora fecondo».
Parole che hanno trovato eco anche negli altri interventi. Il prevosto don Norberto Donghi si è detto «commosso dal coraggio di questi sacerdoti». Sono poi intervenuti Leonardo Visco Gilardi, presidente di ANED Milano, e Mario Anzani, presidente di ANPI Rho.
Il sindaco Andrea Orlandi ha voluto ringraziare la curatrice, vicepresidente di ANED Milano, sottolineando il valore universale della testimonianza proposta dalla mostra: «Ciascuno di noi qui potrebbe appartenere a una delle categorie perseguitate. Nessuno potrebbe dirsi escluso. Nella nostra città, nei giorni della Liberazione, i preti furono fondamentali nella contrattazione con il CLN. Prima tentò il prevosto e poi i padri Oblati Reina e Longoni. Rho, anche grazie a loro, ebbe un percorso di Liberazione che non vide particolari tensioni. Questo richiama il tema della pace: ringrazio anche l’arcivescovo che ieri sera ha condannato la guerra, ricordando che lo strumento per arrivare alla pace è la pace stessa, tenendo conto delle ragioni economiche che alimentano i conflitti».
Al momento del taglio del nastro è intervenuto infine monsignor Mario Delpini, che ha letto la mostra come un atto di riconoscenza verso una Chiesa capace di esporsi: «Guardo a questa mostra con particolare senso di riconoscenza per i preti che in modo diverso hanno contribuito a contrastare il nazifascismo, rivestendo un ruolo significativo. Da dove vengono? Come si sono formati? Hanno saputo mettersi in gioco, far sì che il ministero di prete si esponesse. Credo che vengano da una Chiesa ambrosiana che, a partire dal cardinale Schuster, ha sentito simpatia per l’umanità e fascino per la libertà. Emerge una Chiesa che ama l’uomo e ama la libertà. Il secondo aspetto, caratteristico dei preti della nostra diocesi, è il radicamento popolare: erano persone che stavano con la gente e la gente ha trovato naturale riferirsi a un prete. Era una Chiesa che ha attraversato tribolazioni e si è sentita parte di un popolo che cercava un punto di riferimento, incoraggiando l’impegno e supportando chi soffriva».
